martedì 24 giugno 2008

Caratteristiche termiche dei Nuraghi.

Tutti dicono, dappertutto, che nei Nuraghi non si poteva vivere, che era freddo, che era umido, che non si poteva accendere il fuoco, ecc. ecc.
Ma qualcuno ha mai misurato la temperatura e l’umidità dentro un nuraghe ?
Sono stati fatti studi, in proposito ? E confronti, con analoghi studi sulle “pinnette” ?
Oggi, quando si visita un Nuraghe, si ha una pessima impressione, e in effetti, non si può non concordare. I Nuraghi sono tutti svettati, ci piove dentro e sono pieni di spifferi.
Ma, quattromila anni fa, era veramente così ?
Vediamolo insieme.

Lo spessore dei muri, nei nuraghi, è di 4÷5 metri.
I motivi sono almeno due :
1) Per aumentare il peso e quindi la stabilità della tholos, soprattutto in fase costruttiva, con la possibilità di costruirla, a sbalzo, senza centina.
2) L’elevato spessore rende il Nuraghe l’edificio con la maggiore inerzia termica, al mondo.
Significa che è l’edificio che conserva meglio di tutti gli altri, al suo interno, la temperatura costante. Significa che se si va a letto con una data temperatura, il mattino dopo essa è rimasta la stessa !
Al contrario delle case “moderne” o delle pinnette.

Infatti, in media, nel nuraghe ci potevano essere 19 °C. Con una porta di legno e con il calore generato dal metabolismo degli abitanti che vi dormivano, la temperatura poteva non scendere mai, d’inverno, al di sotto dei 16 °C e non salire mai, d’estate, al di sopra dei 23 °C.
Ci si poteva vivere, e bene, senza alcun riscaldamento.
Durante il giorno, il muro possente assorbe il calore del sole, e lo restituisce durante la notte.
Nelle rarissime volte in cui la temperatura, in Sardegna, scende sottozero, si può scaldare la “camera” con grandi bracieri. Basta pochissimo, per scaldare le pietre, e il calore resta per una settimana !

Senza contare che, ci si poteva vivere con gli animali, come nelle stalle dei secoli appena trascorsi. In Italia, fino al 1960, quando fuori c’era la neve e il gelo, la popolazione delle campagne viveva e lavorava nelle stalle, per stare al caldo. C’era, evidentemente, un concetto di .... puzza, assai diverso da quello odierno !
Una trentina di pecore ( temperatura corporea, a 39 °C ), appena al di sotto degli uomini che dormivano nel soppalco di legno e sui giacigli di fieno, poteva riscaldare il sonno e la vita dei nostri antenati.
Sempre meglio delle gelide pinnette !

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