Spesso, intorno ai nuraghi, si rinviene un’enorme quantità di terra, soprattutto intorno a quelli polilobati.
Qualcuno ha provato a spiegare il fenomeno con le ipotesi pià svariate, alcune veramente strampalate.
Come chi ipotizza lo “tsunami” preistorico. Anche se non esiste alcuna prova scientifica.
Quando non si sa cosa dire, si fa ricorso al provvidenziale, gigantesco meteorite, che cadendo nel Mediterraneo ( senza lasciare crateri ), ha provocato uno spaventoso maremoto con onde altissime, che hanno semisommerso la Sardegna, lasciandola ricoperta da metri di fango ( senza lasciare alcuna traccia rilevabile geologicamente, in nessuna zona dell’ Isola ).
Ora, ammesso e non concesso, che uno tsunami nel Mediterraneo, abbia potuto provocare onde alte 500 metri, queste possono essere penetrate nella terraferma, soltanto per qualche kilometro. Tre ÷cinque, dieci km, al massimo, e su terreno liscio e pianeggiante : poi la resistenza di attrito dell’acqua con il suolo, avrebbe afflosciato anche la spinta più brutale. Se l’acqua incontra alberi e boschi, si ferma molto prima. Invece c’è chi afferma che l’acqua abbia percorso centinaia di km e salito in quota, per centinaia di metri, fino a Barumini e oltre.
La Sardegna, anche nel Campidano, sale di decine e decine di metri : uno tsunami come quello del 2006 nel Sud-Est asiatico, avrebbe potuto penetrare per una stretta striscia e per un km, al massimo. Quello causato da un meteorite, sarebbe penetrato anche meno ! Questo perché un’onda da tsunami ha un volume limitato : una volta che si spande sulla terraferma, l’altezza dell’acqua si assottiglia velocemente, e finisce dopo poche centinaia di metri, o qualche km.
L’altezza massima misurata di un’onda da tsunami è stata di 17 metri, ma si suppone che possa raggiungere anche i 30 metri. Che piano piano si assottigliano fino a zero, a poche centinaia di metri dalla riva.
Ma stiamo parlando di ipotesi e fantasie : le prove scientifiche ci dicono che non c’è stato nessun tsunami. Non è stato trovato, in decine di siti sparsi in tutta la Sardegna, un solo millimetro di fango da tsunami.
L’acqua travolge e trascina i detriti di tutto quello che riesce a trasportare ( tronchi, sassi, animali, ecc. ), compresa terra e sabbia in sospensione. Ma l’onda, ritirandosi, può aver lasciato al massimo qualche millimetro di sedime, non metri di terra e, perdipiù, soltanto a ridosso dei nuraghi !
Invece, la terra intorno ai Nuraghi ha una spiegazione, semplice e logica.
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mercoledì 20 febbraio 2008
Nuraghi e terra.
Proverò a spiegare l’enorme quantità di terra che si rinviene intorno ai nuraghi, soprattutto complessi, e che molti attribuiscono a uno spaventoso, quanto improbabile, “tsunami”.
La torre centrale di un nuraghe ha un volume di circa 1500÷2000 metri cubi, tutto compreso. Le torri intorno sono più piccole, ma il loro volume supera sempre il migliaio di metri cubi.
Il nuraghe S’Urachi, per esempio, è costituito da ben 15÷16 torri, che mediamente assommano a circa 15÷16000 metri cubi di sassi .... e terra !
Perché i vuoti tra le pietre erano riempiti di terra.
Ora, i vuoti tra pietre di quelle dimensioni sono circa un quarto del volume totale, cioé circa 4000 metri cubi : 400 camion pieni di terra, da oltre 200 quintali ciascuno !
Una quantità di terra impressionante, che era stata portata in alto, a mano, e che ora è sparsa intorno alle rovine di S’Urachi, e di tutti gli altri nuraghi dell’Isola.
Nei nuraghi monotorre, invece, non si rinviene questo fenomeno, perché il volume di terra è molto inferiore. Qualche volta, la terra è stata erosa dal vento e soprattutto dalla pioggia, e dilavata nei secoli. Ma, anche qui, esistono molti nuraghi seminterrati.
La terra nei Nuraghi aveva molte funzioni utili :
1) aumentava la stabilità delle pietre e della muratura a secco ( un po’ come la malta, oggi ).
2) Impediva che nei vuoti tra le pietre si insediassero animaletti di ogni sorta ( soprattutto topi, che prediligono il calore dei muri a secco ).
3) Aumentava l’impermeabilizzazione del muro, impedendo all’acqua piovana di penetrare nel nuraghe.
4) Contribuiva all’isolamento termico.
5) Impediva gli spifferi del vento.
Inoltre la terra, sia a S’Urachi, che a Barumini - come dicono le indagini stratigrafiche - copre strati romani : quindi è di epoche successive.
Se consideriamo anche, che la Sardegna, fino al ‘700 non ha mai superato i 300.000 abitanti, si può ipotizzare che lo smantellamento della maggior parte dei Nuraghi sia avvenuto negli ultimi 300 anni, quando con l’aumento della popolazione, è cresciuta la necessità di nuove case.
Per S’Urachi, può essere successo questo : gli abitanti del vicino paese di S. Vero Milis hanno usato le pietre del nuraghe per costruire le case.
Smantellando il nuraghe, insieme alle pietre cadeva anche la terra, che si è accumulata alla base. Una parte è stata perfino riutilizzata, per costruire mattoni, setacciandola e accumulando sassi e soprattutto cocci, nella discarica, trovata durante gli scavi.
La torre centrale di un nuraghe ha un volume di circa 1500÷2000 metri cubi, tutto compreso. Le torri intorno sono più piccole, ma il loro volume supera sempre il migliaio di metri cubi.
Il nuraghe S’Urachi, per esempio, è costituito da ben 15÷16 torri, che mediamente assommano a circa 15÷16000 metri cubi di sassi .... e terra !
Perché i vuoti tra le pietre erano riempiti di terra.
Ora, i vuoti tra pietre di quelle dimensioni sono circa un quarto del volume totale, cioé circa 4000 metri cubi : 400 camion pieni di terra, da oltre 200 quintali ciascuno !
Una quantità di terra impressionante, che era stata portata in alto, a mano, e che ora è sparsa intorno alle rovine di S’Urachi, e di tutti gli altri nuraghi dell’Isola.
Nei nuraghi monotorre, invece, non si rinviene questo fenomeno, perché il volume di terra è molto inferiore. Qualche volta, la terra è stata erosa dal vento e soprattutto dalla pioggia, e dilavata nei secoli. Ma, anche qui, esistono molti nuraghi seminterrati.
La terra nei Nuraghi aveva molte funzioni utili :
1) aumentava la stabilità delle pietre e della muratura a secco ( un po’ come la malta, oggi ).
2) Impediva che nei vuoti tra le pietre si insediassero animaletti di ogni sorta ( soprattutto topi, che prediligono il calore dei muri a secco ).
3) Aumentava l’impermeabilizzazione del muro, impedendo all’acqua piovana di penetrare nel nuraghe.
4) Contribuiva all’isolamento termico.
5) Impediva gli spifferi del vento.
Inoltre la terra, sia a S’Urachi, che a Barumini - come dicono le indagini stratigrafiche - copre strati romani : quindi è di epoche successive.
Se consideriamo anche, che la Sardegna, fino al ‘700 non ha mai superato i 300.000 abitanti, si può ipotizzare che lo smantellamento della maggior parte dei Nuraghi sia avvenuto negli ultimi 300 anni, quando con l’aumento della popolazione, è cresciuta la necessità di nuove case.
Per S’Urachi, può essere successo questo : gli abitanti del vicino paese di S. Vero Milis hanno usato le pietre del nuraghe per costruire le case.
Smantellando il nuraghe, insieme alle pietre cadeva anche la terra, che si è accumulata alla base. Una parte è stata perfino riutilizzata, per costruire mattoni, setacciandola e accumulando sassi e soprattutto cocci, nella discarica, trovata durante gli scavi.
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sabato 2 febbraio 2008
Pozzo sacro ?
Perché i pozzi a scala sono tutti pozzi sacri ?
Qual è la differenza tra un pozzo sacro e uno normale, per l’acqua ?
Il pozzo è sacro, perché si trova in un’area sacra, oppure per via delle modalità costruttive ?
Come veniva scavato un pozzo, in epoca nuragica ?
Il problema dell’acqua è molto importante in Sardegna, in una terra dove spesso, da maggio a novembre, non piove mai.
La grande diffusione dei pozzi a scala, indica il livello straordinario raggiunto nell’approvvigionamento idrico, e soprattutto la sicurezza di poter disporre, anche nei periodi di lunga siccità, di un bene essenziale come l’acqua, di importanza vitale per gli uomini e per gli animali.
Un pozzo si scava nel posto in cui, per gran parte dell’anno, affiora una vena d’acqua. Che però, d’estate si secca.
Allora, l’unica soluzione è fare uno scavo, fino a raggiungere il livello “estivo” della falda.
Un pozzo si poteva scavare, a mano, soltanto se si trovava roccia stabile, in profondità. Altrimenti la terra frana e diventa pericoloso.
Scavare un pozzo in verticale, soprattutto in presenza di acqua, o di terra umida e franosa, comportava un elevatissimo rischio di restare sepolti nel fango. Senza contare le notevoli difficoltà da superare nella costruzione del rivestimento.
Scavare un pozzo, invece, con i lati aperti e scala di terra, comportava un lavoro superiore (terra movimentata) , ma che veniva facilitato dal più agevole trasporto della terra, attraverso la scala.
C’era anche una maggiore comodità di scavo, e, soprattutto, una maggiore facilità nella realizzazione del rivestimento. Quest’ultimo aveva la funzione di filtrare la terra, in modo che l’acqua restasse sempre pulita.
La copertura, invece, impediva al vento e alla pioggia di inquinare l’acqua e ne ritardava l’evaporazione. Senza luce solare diretta, si evitava anche la crescita delle alghe e si manteneva l’acqua più fresca e a temperatura costante.
Con i pozzi a scala, veniva garantita anche la sicurezza di utilizzo : nessuno rischiava di affogare se, per caso, scivolava nell’acqua. Quanti bambini ( e adulti ) si sono salvati da morte certa ?
Nei pozzi verticali, l’acqua, raccolta con un otre, doveva essere tirata su a forza : il peso del recipiente, le scarse e insicure protezioni, i piedi che slittano sul bagnato, il muretto che frana .... Quanti incidenti venivano evitati con i pozzi a scala !
Voi, quale avreste costruito ?
Qual è la differenza tra un pozzo sacro e uno normale, per l’acqua ?
Il pozzo è sacro, perché si trova in un’area sacra, oppure per via delle modalità costruttive ?
Come veniva scavato un pozzo, in epoca nuragica ?
Il problema dell’acqua è molto importante in Sardegna, in una terra dove spesso, da maggio a novembre, non piove mai.
La grande diffusione dei pozzi a scala, indica il livello straordinario raggiunto nell’approvvigionamento idrico, e soprattutto la sicurezza di poter disporre, anche nei periodi di lunga siccità, di un bene essenziale come l’acqua, di importanza vitale per gli uomini e per gli animali.
Un pozzo si scava nel posto in cui, per gran parte dell’anno, affiora una vena d’acqua. Che però, d’estate si secca.
Allora, l’unica soluzione è fare uno scavo, fino a raggiungere il livello “estivo” della falda.
Un pozzo si poteva scavare, a mano, soltanto se si trovava roccia stabile, in profondità. Altrimenti la terra frana e diventa pericoloso.
Scavare un pozzo in verticale, soprattutto in presenza di acqua, o di terra umida e franosa, comportava un elevatissimo rischio di restare sepolti nel fango. Senza contare le notevoli difficoltà da superare nella costruzione del rivestimento.
Scavare un pozzo, invece, con i lati aperti e scala di terra, comportava un lavoro superiore (terra movimentata) , ma che veniva facilitato dal più agevole trasporto della terra, attraverso la scala.
C’era anche una maggiore comodità di scavo, e, soprattutto, una maggiore facilità nella realizzazione del rivestimento. Quest’ultimo aveva la funzione di filtrare la terra, in modo che l’acqua restasse sempre pulita.
La copertura, invece, impediva al vento e alla pioggia di inquinare l’acqua e ne ritardava l’evaporazione. Senza luce solare diretta, si evitava anche la crescita delle alghe e si manteneva l’acqua più fresca e a temperatura costante.
Con i pozzi a scala, veniva garantita anche la sicurezza di utilizzo : nessuno rischiava di affogare se, per caso, scivolava nell’acqua. Quanti bambini ( e adulti ) si sono salvati da morte certa ?
Nei pozzi verticali, l’acqua, raccolta con un otre, doveva essere tirata su a forza : il peso del recipiente, le scarse e insicure protezioni, i piedi che slittano sul bagnato, il muretto che frana .... Quanti incidenti venivano evitati con i pozzi a scala !
Voi, quale avreste costruito ?
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venerdì 1 febbraio 2008
La luna nel pozzo.
Ricordo che, da bambino, durante le fredde notti di luna piena, mi recavo spesso a guardare la luna che si specchiava nell’acqua, liscia e nera, del pozzo vicino a casa. Mi divertivo a lanciare il secchio e a muoverlo, facendo oscillare l’immagine della luna, per poi farla scomparire e tornare : ero affascinato mentre, invano, cercavo di catturarla.
La luna è sempre stata misteriosa (ad essa sono affibbiate tutte le stranezze di questo mondo : pensate alla parola lunatica ), e continua ad esserlo, anche dopo che l’uomo è riuscito a calpestarne il suolo.
Spesso si dice : “ cercare di prendere la luna nel pozzo” !....
Oppure : il gatto lecca i raggi di luna nella scodella dell’acqua pensando che sia latte !
L’archeoastronomia nuragica sostiene che, nel pozzo sacro di S. Cristina, ogni 18,61 anni ( durante il lunistizio settentrionale maggiore ), la luna si specchi nell’acqua, per un magico evento, unico nel suo genere e sicuramente molto suggestivo.
Ma la luna si specchia in qualsiasi pozzo, durante le notti di luna piena, soprattutto quando è più alta nel cielo, quasi allo Zenit.
Soprattutto quando il pozzo è poco profondo, o meglio quando il livello dell’acqua, dopo le piogge autunnali, è vicino alla superficie.
A Santa Cristina, d’inverno, il livello dell’acqua cresceva fino a raggiungere, spesso, la superficie del terreno. Oggi non è più così, soltanto perché, durante i lavori di restauro, è stato effettuato un drenaggio, che mantiene l’acqua a livello del “catino” di fondo, per permettere le visite “archeoastronomiche” e turistiche.
Perciò,il pozzo sacro di S. Cristina non faceva eccezione : ogni anno, se il livello della falda saliva, la luna piena si specchiava nell’acqua. E non come affermano gli archeo-astronomi, ogni 18,61 anni . (Poteva succedere soltanto se il pozzo era asciutto : ma allora, non ci sarebbe stato nulla da festeggiare!)
Se fosse stato vero, i Nuragici avrebbero avuto soltanto una o due occasioni per vedere la luna nel pozzo, durante la loro breve vita. E avrebbero aspettato con trepidazione quel giorno, per fare grandi feste : pensate la delusione, se come spesso succede d’inverno, passava qualche nuvoletta dispettosa !
Perché avrebbero dovuto costruire un Monumento per esaltare un fenomeno che non avrebbero mai visto, durante la loro vita ?
Fortunatamente il nostro satellite ignora chi vuol mostrare “la luna nel pozzo”, illudendo i creduloni con false invenzioni.
Essa sa che, sopra il foro apicale ( messo lì solo per creare un tiraggio d’aria che asciuga le pareti del pozzo, evitando che ammuffiscano, e che goccioli umidità e sporcizia sull’acqua ), c’era un bel tempietto chiuso che impediva materialmente al raggio lunare di illuminare l’acqua !
La luna nel pozzo l’ha inventata qualche romanticone !
Il mondo è pieno di illusionisti e di chi vuole farsi illudere !
La luna è sempre stata misteriosa (ad essa sono affibbiate tutte le stranezze di questo mondo : pensate alla parola lunatica ), e continua ad esserlo, anche dopo che l’uomo è riuscito a calpestarne il suolo.
Spesso si dice : “ cercare di prendere la luna nel pozzo” !....
Oppure : il gatto lecca i raggi di luna nella scodella dell’acqua pensando che sia latte !
L’archeoastronomia nuragica sostiene che, nel pozzo sacro di S. Cristina, ogni 18,61 anni ( durante il lunistizio settentrionale maggiore ), la luna si specchi nell’acqua, per un magico evento, unico nel suo genere e sicuramente molto suggestivo.
Ma la luna si specchia in qualsiasi pozzo, durante le notti di luna piena, soprattutto quando è più alta nel cielo, quasi allo Zenit.
Soprattutto quando il pozzo è poco profondo, o meglio quando il livello dell’acqua, dopo le piogge autunnali, è vicino alla superficie.
A Santa Cristina, d’inverno, il livello dell’acqua cresceva fino a raggiungere, spesso, la superficie del terreno. Oggi non è più così, soltanto perché, durante i lavori di restauro, è stato effettuato un drenaggio, che mantiene l’acqua a livello del “catino” di fondo, per permettere le visite “archeoastronomiche” e turistiche.
Perciò,
Se fosse stato vero, i Nuragici avrebbero avuto soltanto una o due occasioni per vedere la luna nel pozzo, durante la loro breve vita. E avrebbero aspettato con trepidazione quel giorno, per fare grandi feste : pensate la delusione, se come spesso succede d’inverno, passava qualche nuvoletta dispettosa !
Perché avrebbero dovuto costruire un Monumento per esaltare un fenomeno che non avrebbero mai visto, durante la loro vita ?
Fortunatamente il nostro satellite ignora chi vuol mostrare “la luna nel pozzo”, illudendo i creduloni con false invenzioni.
Essa sa che, sopra il foro apicale ( messo lì solo per creare un tiraggio d’aria che asciuga le pareti del pozzo, evitando che ammuffiscano, e che goccioli umidità e sporcizia sull’acqua ), c’era un bel tempietto chiuso che impediva materialmente al raggio lunare di illuminare l’acqua !
La luna nel pozzo l’ha inventata qualche romanticone !
Il mondo è pieno di illusionisti e di chi vuole farsi illudere !
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venerdì 26 ottobre 2007
Cala del vino.
Sono stato un paio di volte a Cala del Vino, “famoso porto nuragico”.
Si sostiene, infatti, che nella zona, ci siano due nuraghi “allineati” (sic!), che servivano, alle navi nuragiche, per trovare il porto, durante le loro traversate del Mediterraneo.
Conosco la zona, come le mie tasche, per averla frequentata, a piedi, in lungo e il largo per oltre trent’anni.
Si trova nel Nord-ovest dell’Isola, a un km. da Porticciolo e due o tre km. da Porto Ferro, l’antico porto romano di Nure ( ora sepolto, forse, sotto la grande duna sabbiosa, e di cui si conosce solo la strada romana di accesso).
E’ una caletta, se così si può chiamare una rientranza della costa di poche decine di metri. E’ esposta, con l’asse, a N÷W esattamente nella direzione del Maestrale, il vento più furioso della Sardegna. Senza un briciolo di riparo, né ora, né allora, assolutamente inadatta a qualsiasi approdo, né di emergenza, né di stazionamento.
Un porto, mi hanno insegnato, dovrebbe essere riparato dai venti, dovrebbe permettere alle navi di restare protette dalla furia del mare.
Cala del Vino non è niente di tutto questo.
Anzi, è il posto ideale per essere sbattuti sugli scogli ! E’ anche il posto ideale per trovare i relitti, di antichi naufragi.
I Nuragici che abitavano nella zona di Cala del Vino, avrebbero potuto scegliere dove fare il porto : tra Porto Ferro, Porticciolo, e, soprattutto, Porto Conte, in assoluto il miglior porto della Sardegna : riparato dai venti provenienti da tutte le direzioni !
Nessuno avrebbe scelto Cala del Vino. E nessuno l’ha mai scelta, né prima dei Nuragici, né dopo.
Se l’avessero scelta i Nuragici, sarebbe la prova che non sapevano navigare !
Ma i motivi per cui Cala del Vino non è accettabile, come porto nuragico, sono molti :
1) perché l’analisi morfologica della linea di costa non si riferisce a quattromila anni fa ( allora era sostanzialmente diversa, perché la zona è soggetta ad una fortissima erosione : parlo di centinaia di metri !).
2) perché presuppone che i Nuraghi, ammesso che fossero due, siano stati contemporanei, cosa da accertare.
3) Il fatto che quel tipo di navigazione con allineamento è una tecnica moderna, diversa dalla navigazione costa a costa di allora.
4) Si navigava soltanto di giorno : quindi, i due nuraghi erano difficilmente visibili.
5) Si suppone che i Nuragici navigassero, cosa ancora non provata da nessun elemento.
(Non si sa neppure se navigavano i Nuragici del I Millennio a.C. Figuriamoci se qualcuno, mille anni prima, abbia potuto costruire “due nuraghi”, affinchè funzionassero da fari !)
6) Due Nuraghi “qualsiasi” formano sempre un allineamento : quale rotta ci poteva essere da quella direzione ?
7) Dove sono le strutture portuali ? (parlo di magazzini per deposito merci, aree di scambio, ecc. ).
Solo dopo aver trovato le risposte a queste domande, si potrà parlare di porti nuragici.
Si sostiene, infatti, che nella zona, ci siano due nuraghi “allineati” (sic!), che servivano, alle navi nuragiche, per trovare il porto, durante le loro traversate del Mediterraneo.
Conosco la zona, come le mie tasche, per averla frequentata, a piedi, in lungo e il largo per oltre trent’anni.
Si trova nel Nord-ovest dell’Isola, a un km. da Porticciolo e due o tre km. da Porto Ferro, l’antico porto romano di Nure ( ora sepolto, forse, sotto la grande duna sabbiosa, e di cui si conosce solo la strada romana di accesso).
E’ una caletta, se così si può chiamare una rientranza della costa di poche decine di metri. E’ esposta, con l’asse, a N÷W esattamente nella direzione del Maestrale, il vento più furioso della Sardegna. Senza un briciolo di riparo, né ora, né allora, assolutamente inadatta a qualsiasi approdo, né di emergenza, né di stazionamento.
Un porto, mi hanno insegnato, dovrebbe essere riparato dai venti, dovrebbe permettere alle navi di restare protette dalla furia del mare.
Cala del Vino non è niente di tutto questo.
Anzi, è il posto ideale per essere sbattuti sugli scogli ! E’ anche il posto ideale per trovare i relitti, di antichi naufragi.
I Nuragici che abitavano nella zona di Cala del Vino, avrebbero potuto scegliere dove fare il porto : tra Porto Ferro, Porticciolo, e, soprattutto, Porto Conte, in assoluto il miglior porto della Sardegna : riparato dai venti provenienti da tutte le direzioni !
Nessuno avrebbe scelto Cala del Vino. E nessuno l’ha mai scelta, né prima dei Nuragici, né dopo.
Se l’avessero scelta i Nuragici, sarebbe la prova che non sapevano navigare !
Ma i motivi per cui Cala del Vino non è accettabile, come porto nuragico, sono molti :
1) perché l’analisi morfologica della linea di costa non si riferisce a quattromila anni fa ( allora era sostanzialmente diversa, perché la zona è soggetta ad una fortissima erosione : parlo di centinaia di metri !).
2) perché presuppone che i Nuraghi, ammesso che fossero due, siano stati contemporanei, cosa da accertare.
3) Il fatto che quel tipo di navigazione con allineamento è una tecnica moderna, diversa dalla navigazione costa a costa di allora.
4) Si navigava soltanto di giorno : quindi, i due nuraghi erano difficilmente visibili.
5) Si suppone che i Nuragici navigassero, cosa ancora non provata da nessun elemento.
(Non si sa neppure se navigavano i Nuragici del I Millennio a.C. Figuriamoci se qualcuno, mille anni prima, abbia potuto costruire “due nuraghi”, affinchè funzionassero da fari !)
6) Due Nuraghi “qualsiasi” formano sempre un allineamento : quale rotta ci poteva essere da quella direzione ?
7) Dove sono le strutture portuali ? (parlo di magazzini per deposito merci, aree di scambio, ecc. ).
Solo dopo aver trovato le risposte a queste domande, si potrà parlare di porti nuragici.
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mercoledì 18 aprile 2007
Il Nuraghe Arrubiu.
Nel nuraghe Arrubiu di Orroli, è stata rinvenuta una struttura tronco-conica, del diametro di 3÷4 metri, e “altezza residua” (forse era di più?) di 4,70 metri.
Gli archeologi hanno ipotizzato che fosse un “Silo per il grano” : ma nessuno ha saputo o voluto dirmi come sono arrivati a questa conclusione.
Sulla base di questa “ipotesi” ( certezza, secondo loro ! ), hanno calcolato in 150 quintali il grano che potesse essere conservato nel silo. Ulteriori calcoli li hanno portati a stimare la popolazione del villaggio nuragico in circa 70÷100 persone. Poiché i silos , pare fossero due, la popolazione poteva essere stimata in 140÷200 persone.
Soltanto che lì, in quel silo, il grano non possono avercelo messo ! Perché il muro del “Silos” sarebbe crollato non appena il livello del grano avesse raggiunto un metro e mezzo di altezza, cioè, appena un terzo dell’altezza totale.
Questo perché il muro era “a secco”, come tutte le costruzioni dell’epoca ( i Nuragici non conoscevano la malta ), e lo spessore era appena di 60 cm alla base e 50 cm in sommità. Un muro a secco di 50 cm di spessore, alto 4,70 metri, se non crolla mentre viene costruito, sta in piedi, vuoto, solo per miracolo ! Figuriamoci con il grano dentro !
Lo spessore del muro, troppo esiguo per quell’altezza, non sarebbe stato sufficiente per resistere alla spinta del grano contro le pareti del “silos”.
Quindi anche tutto il “castello” (in aria), fondato sulla quantità di grano ( 150 quintali) e sulla popolazione del sito, cadrebbe insieme al silo.
Almeno così come ipotizzano gli archeologi.
Invece le cose potrebbero essere un po’ diverse.
Gli antichi, fino ai Romani e oltre, raccoglievano il grano mietendo solo le spighe, senza la paglia. Le spighe stesse erano conservate così come raccolte : il grano veniva pulito quando serviva, prima di mangiarlo.
Allora le spighe, anche se pressate, potevano essere conservate nel silo, perché più leggere, e perché non davano origine alla spinta contro le pareti.
In questo modo, però, di grano ce ne stava a malapena un quarto !
Ne consegue che il calcolo della popolazione è da rifare !
Gli archeologi hanno ipotizzato che fosse un “Silo per il grano” : ma nessuno ha saputo o voluto dirmi come sono arrivati a questa conclusione.
Sulla base di questa “ipotesi” ( certezza, secondo loro ! ), hanno calcolato in 150 quintali il grano che potesse essere conservato nel silo. Ulteriori calcoli li hanno portati a stimare la popolazione del villaggio nuragico in circa 70÷100 persone. Poiché i silos , pare fossero due, la popolazione poteva essere stimata in 140÷200 persone.
Soltanto che lì, in quel silo, il grano non possono avercelo messo ! Perché il muro del “Silos” sarebbe crollato non appena il livello del grano avesse raggiunto un metro e mezzo di altezza, cioè, appena un terzo dell’altezza totale.
Questo perché il muro era “a secco”, come tutte le costruzioni dell’epoca (
Lo spessore del muro, troppo esiguo per quell’altezza, non sarebbe stato sufficiente per resistere alla spinta del grano contro le pareti del “silos”.
Quindi anche tutto il “castello” (in aria), fondato sulla quantità di grano ( 150 quintali) e sulla popolazione del sito, cadrebbe insieme al silo.
Almeno così come ipotizzano gli archeologi.
Invece le cose potrebbero essere un po’ diverse.
Gli antichi, fino ai Romani e oltre, raccoglievano il grano mietendo solo le spighe, senza la paglia. Le spighe stesse erano conservate così come raccolte : il grano veniva pulito quando serviva, prima di mangiarlo.
Allora le spighe, anche se pressate, potevano essere conservate nel silo, perché più leggere, e perché non davano origine alla spinta contro le pareti.
In questo modo, però, di grano ce ne stava a malapena un quarto !
Ne consegue che il calcolo della popolazione è da rifare !
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domenica 28 gennaio 2007
I numeri sbagliati.
Autorevoli e valenti studiosi dell’epoca nuragica stimano così la popolazione della Sardegna protostorica. I 7÷8000 Nuraghi vengono così suddivisi :
1. nuraghi semplici 5000
2. nuraghi complessi 1500
3. nuraghi complessi con antemurale 750
4. villaggi (non fortificati) 2000 (?)
Non c’è una stima univoca della popolazione, che è stata fatta da altri studiosi, sulla base della funzione assegnata ai Nuraghi, considerati fortezze.
Si suppone che i nuraghi semplici fossero presidiati da 10 guerrieri, i nuraghi complessi da 50 guerrieri, i nuraghi con antemurale da 150 guerrieri.
I villaggi non erano fortificati (segno che non correvano nessun pericolo … ), né si conoscono i loro abitanti.
I conti sono presto fatti :
- 10 x 5000 = 50000 guerrieri
- 50 x 1500 = 75000 “
- 150 x 750 = 112500 “
----------------------------------------------------------------
Totale 7250 nuraghi = 237.500 guerrieri
Un esercito pari a 50 legioni romane !
L’esercito imperiale non era mai arrivato a tanto !
Con sole 4 legioni Giulio Cesare conquistò la Gallia .
Una sola legione presidiava la Spagna durante l’Impero Romano, una la Britannia, una per ogni regione grande come uno stato odierno.
Invece, 50 “legioni romane” tutte insieme in Sardegna, che andavano nutrite, equipaggiate, ecc. Ma per fare cosa ? Forse erano ...in vacanza !
Per finire, dirò ancora che per mantenere 10 guerrieri, era necessario un villaggio di cento persone. Per cui gli abitanti ipotizzati della Sardegna erano 2.375.000 (il 50% in più di quelli di oggi). Cosa impossibile.
( I Romani avevano un soldato ogni duecento persone ! )
I numeri corretti.
Lilliu stima che gli abitanti del villaggio nuragico di Barumini, uno dei più grandi della Sardegna, siano stati poco più di un centinaio. Aggiungo : di cui 50 donne, molti bambini maschi e, forse, una ventina di uomini adulti.
Soltanto venti uomini adulti, che contemporaneamente dovevano lavorare dall’alba al tramonto per dar da mangiare ai figli e alle famiglie e poi nel tempo libero giocavano a far la guerra !
1. nuraghi semplici 5000
2. nuraghi complessi 1500
3. nuraghi complessi con antemurale 750
4. villaggi (non fortificati) 2000 (?)
Non c’è una stima univoca della popolazione, che è stata fatta da altri studiosi, sulla base della funzione assegnata ai Nuraghi, considerati fortezze.
Si suppone che i nuraghi semplici fossero presidiati da 10 guerrieri, i nuraghi complessi da 50 guerrieri, i nuraghi con antemurale da 150 guerrieri.
I villaggi non erano fortificati (segno che non correvano nessun pericolo … ), né si conoscono i loro abitanti.
I conti sono presto fatti :
- 10 x 5000 = 50000 guerrieri
- 50 x 1500 = 75000 “
- 150 x 750 = 112500 “
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Totale 7250 nuraghi = 237.500 guerrieri
Un esercito pari a 50 legioni romane !
L’esercito imperiale non era mai arrivato a tanto !
Con sole 4 legioni Giulio Cesare conquistò la Gallia .
Una sola legione presidiava la Spagna durante l’Impero Romano, una la Britannia, una per ogni regione grande come uno stato odierno.
Invece, 50 “legioni romane” tutte insieme in Sardegna, che andavano nutrite, equipaggiate, ecc. Ma per fare cosa ? Forse erano ...in vacanza !
Per finire, dirò ancora che per mantenere 10 guerrieri, era necessario un villaggio di cento persone. Per cui gli abitanti ipotizzati della Sardegna erano 2.375.000 (il 50% in più di quelli di oggi). Cosa impossibile.
( I Romani avevano un soldato ogni duecento persone ! )
I numeri corretti.
Lilliu stima che gli abitanti del villaggio nuragico di Barumini, uno dei più grandi della Sardegna, siano stati poco più di un centinaio. Aggiungo : di cui 50 donne, molti bambini maschi e, forse, una ventina di uomini adulti.
Soltanto venti uomini adulti, che contemporaneamente dovevano lavorare dall’alba al tramonto per dar da mangiare ai figli e alle famiglie e poi nel tempo libero giocavano a far la guerra !
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