venerdì 2 maggio 2014

Boschi secolari nella Sardegna dei Nuraghi.


La Sardegna è una regione situata nella fascia climatica temperata.
Il clima, nel 2000 a. C., era molto simile a quello odierno per cui, dalla fine dell’ultima glaciazione, l'isola si era ricoperta di foreste, con alberi di alto fusto.

Lo prevedono la geografia e la paleo-climatologia.

Lo provano gli studi di archeobotanica, che hanno analizzato i pollini degli strati scavati. Grazie alle dimensioni microscopiche, i grani di polline resistono straordinariamente alle forze distruttive del tempo. In certi casi possono superare le decine di millenni.
Nel 2000 a. C. il bosco occupava, almeno, il 90% del territorio.

Lo conferma l’esperienza : in una regione spopolata o scarsamente abitata (come la Sardegna dell’epoca), la vegetazione ricopriva ogni palmo di terra e, nei secoli, si affermarono in prevalenza alberi di alto fusto tipici della zona climatica mediterranea.

La foresta con alberi secolari poteva essere distrutta soltanto con il fuoco, per ricavare pascoli e seminativi. Si fa così ancora oggi, nonostante i mezzi che la tecnologia ci ha messo a disposizione.

Il disboscamento dei secoli scorsi, unito agli incendi appiccati per creare pascoli, hanno prodotto il degrado della vegetazione arborea che osserviamo oggi.
La pastorizia, che necessita di aree spoglie da specie arboree e arbustive, ha contribuito a mantenere l’Isola così come la vediamo oggi. I pastori continuano ad usare il fuoco per pulire i pascoli e gli animali, pascolando, impediscono la crescita delle giovani piantine.
Ciò è tuttavia congeniale al tipo di agricoltura estensiva e al pascolo brado tipico della pastorizia.

Anche oggi, se in Sardegna non ci fossero incendi, né pastorizia, gli alberi di alto fusto tornerebbero a coprire tutto il territorio dell’Isola, forse, in meno di cento anni.

Continua ...

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