mercoledì 5 settembre 2012

Tettoie a Monte Baranta.




     Abito in campagna, sulla sommità di una collina, alla maniera nuragica.
La casa, in tipico stile sardo-antico, è orientata con l’asse maggiore in direzione  Nord-Sud.   L’ingresso si apre verso  Est, sotto una lunga e ampia veranda, che accompagna tutto il lato più lungo della casa : tutta la veranda, quindi, risulta esposta a  Est.
     Sono oltre trent’anni che ci abito, e vi assicuro che, nelle mattinate invernali ( da novembre ad aprile ),  quando il Sole sorge basso sull’orizzonte, e illumina e riscalda la zona sotto la veranda-tettoia, dall’alba fino a quasi mezzogiorno,  continuo  a meravigliarmi, ogni volta.
     Lavorare illuminati dal sole, riparati dal Maestrale o dal Ponente ( sempre piuttosto freddi, d’inverno ), con il cinguettìo festoso degli uccelli e con una lunga e profumata siepe di rosmarino azzurro di fronte (fiorito da settembre a maggio ), ancora mi commuove.
     Mi sembra di esserci, quattromila anni fa, sulla collina di  Monte Baranta,  con la possente  Muraglia nella medesima posizione, quando tutti gli abitanti del villaggio erano all’opera, al tepore del sole e al riparo dal freddo .....
     Una lunga e luminosa tettoia, addossata alla Muraglia, avrebbe permesso di vivere e lavorare, al riparo,  anche nelle giornate piovose e fredde.  Erano sufficienti pochi pali e una copertura di legno.
      Sotto la  “veranda”  le greggi potevano trovare riparo notturno ; potevano trovar posto le attrezzature, la legna asciutta  per il fuoco e in genere tutto quanto necessario per la vita e il lavoro.
     Si poteva accendere il fuoco e mangiare, ci potevano giocare i bambini.
Ci si riuniva dopo il lavoro, e si progettavano le attività future.
     La tettoia e la Muraglia  erano al centro della vita,  in quella  Comunità.



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