Visualizzazione post con etichetta Archeologia in Sardegna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Archeologia in Sardegna. Mostra tutti i post

lunedì 6 gennaio 2020

Muratura dei Nuraghi.


La muratura dei Nuraghi è stata realizzata con grosse pietre disposte a secco e con i vuoti riempiti di terra.
Naturalmente, la scelta e la selezione delle pietre più adatte veniva fatta durante la raccolta, con lo scopo di limitare il più possibile gli interventi di lavorazione troppo onerosi.

1. La lavorazione delle pietre serve per eliminare tutte le asperità che non permettono un loro corretto posizionamento nel muro.
Nei Nuraghi, dopo le prime due÷tre file, le pietre sono generalmente sbozzate su cinque facce, in maniera più o meno grossolana.
Tale lavorazione era necessaria per ottenere i corsi orizzontali regolari e di spessore costante, che sono la caratteristica della maggioranza dei Nuraghi.
a) Le due facce superiore e inferiore si spianavano per ottenere un corretto piano di appoggio.
b) I due fianchi laterali dovevano essere all'incirca verticali, per combaciare con i conci adiacenti.
c) La faccia esterna era quella lavorata meglio, sempre. La perfezione della scarpa ne è la prova.

2. Il Maestro muratore usava :
a) la mazza, fatta con la stessa roccia usata per il muro o più dura, che serviva per sbozzare grossolanamente il masso ;
b) la mazzetta, in pietra dura, per rifinire le facce quando era necessario.
Il lavoro era sempre duro e faticoso.
I conci lavorati con la mazzetta e lo scalpello (di ferro!), sono sempre recenti.

3. Ponteggio esterno : poteva servire per agevolare il posizionamento delle pietre, per ritoccare la faccia esterna dei conci e per rifinire la scarpa.
(E anche per evitare incidenti)

4. Fondazione :
a) generalmente su roccia, che doveva essere ripulita e grossolanamente spianata (anche verso l'interno), per evitare lo scivolamento delle pietre ;
b) su terra, che doveva essere scavata fino a trovare uno strato compatto che potesse sopportare il notevole peso del Nuraghe.
A volte, poteva essere necessario costruire una platea di fondazione più larga, su cui edificare la muratura dell'edificio.
Un'errata realizzazione della fondazione poteva compromettere, in modo irreversibile e per sempre, la stabilità dell'opera.
(Come disse Bonanno detto il Pisano, quando stava costruendo la Torre di Pisa : "Risparmiamo sulle fondazioni, tanto non se ne accorgerà mai nessuno ...")

5. Forma a tronco di cono, che terminava, superiormente, con una terrazza accessibile.
Colpisce la bellezza della forma conica, con la scarpa (inclinazione del muro esterno) sempre perfetta in tutti i Nuraghi !
In genere, è stata realizzata arretrando le pietre di qualche centimetro.
Denota l'uso di attrezzi, filo e/o pali inclinati. Svela anche conoscenze geometriche e grande senso pratico.

6. Muratura con sassi medio-grandi, a formare corsi orizzontali abbastanza regolari. Con l'altezza, le pietre diminuiscono di grandezza. Sono più piccole anche quelle dei Nuraghi costruiti sulla sommità di un colle.

7. Vuoti fra le pietre riempiti di malta di terra.
L'impasto di terra non vegetale, in cui si possono affogare anche pietre più piccole e residui di lavorazione (sabbia grossolana), viene usato per riempire gli spazi vuoti tra le pietre della muratura. Nel momento in cui si asciuga (evapora l'acqua) assume una consistenza dura, quasi pietrosa : come si può osservare, per esempio, nei Nuraghi dove sono appena franate le pietre (nuraghe Orolio), oppure all'esterno del nuraghe Losa.
La malta può avere, oltre a quella costruttiva, una funzione volta a impedire il passaggio di aria e freddo (isolamento termico) ; il passaggio di animali (topi, lucertole, formiche, ecc.) ; inoltre, impedisce all'acqua della pioggia di penetrare nel Nuraghe.

8. La larghezza del muro, per questioni statiche, dovrebbe essere pari a (circa) un quarto dell'altezza.
(5 metri x 20 metri di altezza)
Per ottenere questo è necessario che tutto lo spessore del muro abbia una resistenza sufficientemente elevata : questo fatto esclude il cosiddetto "doppio guscio", con riempimento di sassi piccoli e terra.
Se si osserva bene, non esiste alcun Nuraghe fatto con questi criteri.
Il peso, infatti, graverebbe quasi esclusivamente sul muro esterno e su quello interno, provocando carico di punta, rotture, spanciamenti e crolli.
La muratura deve essere uniforme e interconnessa per tutto lo spessore del muro.
Ed è così che è stata realizzata, sempre.

9. Ogni pietra, sia del paramento esterno che del riempimento, deve essere disposta in modo tale da presentare fin da subito la massima stabilità (ottenuta facendo in modo che le pietre abbiano il maggior numero di punti di contatto possibile). Ciò significa che, durante tutte le fasi di costruzione del muro, è necessario avere cura di posizionare le pietre in modo ordinato e regolare, così da evitare il generarsi di forze interne che possano amplificare l’azione di spinta verso lo spanciamento. 
Per concludere è opportuno sottolineare la necessità che le pietre del paramento esterno siano di dimensioni adeguate. L'uso di elementi di piccola pezzatura, in questa parte del muro, può compromettere la stabilità dell'intera opera.

10. Giunti.
Nella realizzazione del muro ogni Maestro muratore opera in modo tale da sfalsare, quanto più possibile, i giunti verticali che si formano tra un elemento e l'altro nei diversi strati di pietra. Questo particolare accorgimento ha lo scopo di consentire una migliore distribuzione dei carichi nel muro, che risulta così più solido e privo di quei punti di debolezza costituiti da allineamenti di giunti verticali che possono essere dannosi anche in conseguenza degli assestamenti a cui la struttura è naturalmente soggetta.


 
(a Monte d'Accoddi, per esempio, non è stato fatto ...)

venerdì 20 dicembre 2019

Caratteristiche essenziali dei Nuraghi.


Non esistono due nuraghi identici, ma essi sono diversi l'uno dall'altro pur conservando, tutti, le caratteristiche essenziali di funzionalità.
Siano essi nuraghi semplici o complessi, i caratteri fondamentali sono unificanti, a dimostrazione che la funzione fondamentale dei nuraghi  era la stessa per tutti.

Quali sono le caratteristiche più importanti di un Nuraghe ?
I Nuragici capirono che la possibilità di avere un luogo dove dormire senza tenere il fuoco sempre acceso e senza prendersi bronco-polmoniti, era fondamentale per la vita e la salute.
Il Nuraghe univa e racchiudeva tutte le caratteristiche necessarie per la vita, in quell’epoca “storica”.

Quali erano queste caratteristiche ?

1. Temperatura costante e confortevole, senza dover accendere il fuoco, e per tutto l’anno.
2. Sicurezza contro gli incendi, con la possibilità di avvistarli per tempo e di avere un rifugio sicuro.
3. Nuraghi sempre a due o tre piani sovrapposti, con copertura ogivale.

4. Terrazzo di sommità, sempre accessibile.

5. Posizione al centro di un vasto territorio autosufficiente, adibito al pascolo degli animali e alla raccolta dei vegetali.

6. Acqua, sempre vicina e perenne( fiumi, sorgenti e, successivamente, i meravigliosi pozzi.
Quindi, tutto quello che poteva servire per una vita tranquilla e sicura.

Oltre 7÷8.000 unità turrite, diffuse capillarmente nell'Isola, esprimono una cultura nettamente anti-urbana.

Sono edificati, spesso, su alture o sui bordi di altopiani sporgenti verso la valle.
Ma sono anche sui crinali, a mezza costa, o sui fondivalle e ai lati di corsi d'acqua.
Ma sempre in posizione dominante.
Quando è possibile, il Nuraghe sorge su un piccolo rilievo, per due motivi : protezione dall'acqua e funzione torre.

I Nuraghi di una certa zona formano un villaggio diffuso”,  i cui abitanti sono legati da stretti vincoli di amicizia e/o di parentela.

domenica 1 dicembre 2019

La torre nuragica.


Qual era lo scopo della Torre nuragica ?
A quello che ho scritto qualche anno fa, vorrei aggiungere alcune cose.
I primi tre punti, rappresentano la funzione Torre
Indubbiamente, il Nuraghe ha la “funzione Torre”. Non avrebbe avuto senso costruire una stanza sopra un’altra, e la scala per la terrazza, solo per vedere il panorama !
Ma non serviva per il “controllo del territorio”, come sostengono alcuni. (Senza spiegare che cosa dovevano controllare e come lo facevano).
Questo perché la “funzione di controllo del territorio” era comunque impossibile, perché il Nuraghe era “cieco” : nel senso che dalla terrazza si vedeva solo un mare di .... verde.
La Sardegna, come ho già detto, era completamente ricoperta da boschi secolari,  con piante alte quindici÷venti metri e più.
Questo :
a) lo dicono le analisi archeo-botaniche degli strati scavati ;
b) lo dice la Botanica, perché in natura una zona a clima temperato, come quello della Sardegna nuragica, si ricopre rapidamente di foresta sempreverde, con alberi di alto fusto (in assenza di incendi  e con popolazione scarsa).
Quindi dall’alto non si poteva vedere un bel nulla, tranne le foglie degli alberi.

Ecco perché, spesso, non era sufficiente costruire le Torri in luoghi alti, ma era necessario farle anche a due o tre piani, per sovrastare le piante ( anche se non sempre sulla sommità delle alture, ma comunque, in collocazioni da cui si poteva spaziare e tenere sotto “controllo visivo”, un vastissimo territorio).
Ma il controllo verso i "nemici" (come lo intendono anche alcuni archeologi) era impossibile, non solo perché non si vedeva niente, ma anche perché presupponeva un controllo di tipo militare, con guerrieri armati in servizio permanente. 
La difesa da pericolosi nemici non era necessaria, al tempo dei nuraghi : lo dimostrano i villaggi, tutti senza mura protettive.
Inoltre, disperdere le forze per difendersi meglio è una tattica che, mi pare, nessuno ha mai usato...
Se ci fosse stata veramente la necessità di difesa, avrebbero unito le forze, costruendo villaggi cinti da poderose mura.
Ma tutto ciò lo prova, soprattutto, la Civiltà Nuragica stessa, 
che non ci sarebbe stata se fossero stati perennemente in lotta fra loro.
Perché la costruzione di un Nuraghe  era possibile soltanto in pace e con l'indispensabile collaborazione di tutto il "villaggio diffuso". 
La rapida diffusione dei Nuraghi in tutta l'Isola sta a significare che vivevano in pace, in una società dove la solidarietà era insita e diffusa.

Quello che si poteva vedere sopra gli alberi, invece, è il fumo degli incendi boschivi  (questa è la mia ipotesi).
I Nuragici di vedetta, durante le lunghe estati siccitose, davano l’allarme e così potevano essere salvati da morte certa tutti gli abitanti della zona, compresi gli animali. (Incendi in California)
Inoltre, i Nuraghi erano ben visibili l’uno dall’altro : significa che potevano comunicare.
Si poteva chiedere aiuto, oppure si segnalava un pericolo imminente.

lunedì 25 novembre 2019

Nuraghe : funzione Torre.


Una delle caratteristiche più importanti dei Nuraghi era sicuramente la funzione-Torre.
Anche se non è stata mai osservata in tempi recenti la copertura di un Nuraghe, si può ipotizzare che ci fosse una terrazza dal fatto che la scala elicoidale intramuraria continua dopo l'ultimo piano.

Perché, nella stragrande maggioranza dei Nuraghi, ci sono sempre due o tre piani, e tutti hanno la copertura accessibile ?
a) Non certo per aumentare lo spazio disponibile, perché sarebbe stato più semplice e meno faticoso costruire altre camere al piano terra. Inoltre lo spazio ottenuto sarebbe stato assai maggiore (le camere superiori si restringono : l'ultima camera del nuraghe di Barumini ha un diametro di poco più di un metro...).
Evidentemente non era lo spazio utile che cercavano, ma l'altezza.

b) Sicuramente, per avere la terrazza molto in alto e la possibilità di guardare lontano.
Perché il Nuraghe è una Torre, a più piani ?
Forse, per questa funzione, sarebbe bastato salire su un colle : 20 metri in altezza, si recuperano facilmente, senza fare l’immenso lavoro di spostare migliaia di tonnellate di roccia !
Un muretto circolare in cima al colle, e via !
I Nuraghi sono la prova evidente (Nuraghe = Torre più alta degli alberi) del fatto che la Sardegna fosse coperta da boschi lussureggianti.  Alberi secolari, alti almeno 20÷25 metri.
Perciò non bastava mettersi su una sella, un rilievo, una collina, ma occorreva costruire una Torre, di due o tre piani, soprattutto quando il Nuraghe era costruito in pianura (come l'Oes o il S. Antine), oppure a mezza costa, e perfino per quelli sul bordo delle Giare : i quali, avevano la visuale libera a valle, ma negli altri lati erano
ingombri di vegetazione.

A salire sopra un colle ci avevano già provato, con le muraglie.
Ma la soluzione adottata non era soddisfacente. Fra l'altro, perché condizionava troppo la scelta della posizione.
Ciò contrastava fortemente con le altre esigenze imprescindibili :
a) scelta del posto ideale in cui vivere, che allora era molto importante.
Scelta che dipendeva anche dal fatto di abitare al centro di una zona salubre, comoda, fertile e produttiva, ecc.
b) Vicinanza con le sorgenti d'acqua, che in cima ai colli non c'erano.
c) Il trasporto delle pietre verso l'alto non era proprio ideale …

Quindi la libertà di localizzare il Nuraghe nel posto ritenuto ideale,  condizionava l'altezza della Torre. Un nuraghe in pianura, sommerso dalla vegetazione secolare necessitava di almeno 3 piani.

In ogni caso, la funzione Torre nei Nuraghi è di importanza “secondaria”, perché la funzione primaria e più importante, era sempre quella abitativa.




giovedì 4 aprile 2019

Capanna delle riunioni.


Viene chiamata così una capanna, spesso più grande delle altre, con un sedile alla base del muro circolare. Si trova in molti villaggi nuragici. Al centro c'è, quasi sempre, un focolare.
Chi ci si riuniva ?
Secondo l'archeologia ufficiale, ci si riunivano i capi del villaggio, o di tutto il circondario.
Può darsi, due÷tre volte all'anno. Ma per il resto del tempo era sicuramente adibita ad altro.
Nel periodo nuragico si viveva e si lavorava all'aperto. Ma quando pioveva, o d'inverno con il freddo, lavorare all'aperto era impossibile.
Allora gli abitanti del villaggio si ritrovavano tutti nella “capanna delle riunioni”. Al centro, un bel fuoco acceso riscaldava l'ambiente e lo illuminava : tutt'intorno, sedute, le persone lavoravano e socializzavano.
Era un laboratorio comune, dove si potevano fare lavori comuni, oppure personali. Tessevano, cucivano stoffe e abiti, intrecciavano cesti e recipienti di ogni genere.
Si chiacchierava, si spettegolava, si raccontavano storie, si cantava sempre, canti di festa e licenziosi. Ci si divertiva.
Si insegnava ai bambini, che imparavano lavorando e giocando.
Come in tutte le Civiltà, antiche e moderne, di tutto il mondo.

Nelle Marche, nel 2016 c'è stato il terremoto. Un anno dopo, gli abitanti rimasti nei paesi-villaggi sono andati ad abitare nelle casette-capanne di legno, predisposte dal governo. Ma era già arrivato il freddo e la gente intristiva nelle baracche, piccole e anguste : molte le persone sole, molte le famiglie con solo due o tre componenti. Tutti sentivano il bisogno di socializzare, parlare con i compaesani, ritrovarsi insieme in un luogo spazioso.
E hanno chiesto una "capanna delle riunioni"! 
Un capannone per stare insieme, per giocare a carte, per fare lavori di artigianato al coperto, per non sentirsi soli.
Ecco l'importanza e la funzione della Capanna delle riunioni nel villaggio nuragico.


lunedì 19 novembre 2018

Grotte in preistoria.


La gente è sempre vissuta nelle grotte. Sono famose quelle di Matera, di Cassino, della Cappadocia, ecc. Alcune sono anche in Sardegna.
Le grotte naturali sono state il rifugio dell’Uomo primitivo, soprattutto nei paesi più freddi.
Perché l’uomo viveva nelle caverne ?
Perché la grotta rappresentava un rifugio sicuro, a temperatura costante (15 °C), in profondità. Sia d'estate, che d'inverno.
Poiché la caverna era buia anche di giorno, l’Uomo viveva sempre fuori, all’aria aperta.
Davanti all’ingresso accendeva il fuoco per cucinare e per scaldarsi ; sotto una tettoia, quando pioveva o faceva freddo.
Rientrava nella caverna soltanto per dormire : la temperatura costante e confortevole dell’interno, gli garantiva sicurezza e, soprattutto, salute.
Se la caverna aveva un “camino” naturale, poteva anche accendere il fuoco, che procurava calore e anche un po’ di luce.
Ma le caverne erano poche …

Allora, fin dai tempi più antichi l'Uomo, in molte zone del Mondo, ha scavato nella roccia tenera numerose grotte, che costituirono dei veri e propri centri abitati rupestri.
(Puglia, Basilicata, Sicilia, Marche, Sardegna, Turchia, per ricordare quelle più vicine a noi).
Le indagini fatte a Matera hanno dato la certezza assoluta che le grotte furono abitate, ininterrottamente, dal Neolitico al Medioevo, fino all'epoca recente. In alcune zone, sono ancora abitate.
Perché non in Sardegna ?

Ricordo che, quando ero bambino, la metà degli abitanti del mio Paese viveva nelle "Grotte". Molti ci abitano ancora...
Scavate nella roccia, avevano soltanto la facciata in muratura, dove erano le porte e le finestre.
Calde e asciutte, erano situate dentro una parete rocciosa esposta a Sud.

Come le Domus de Janas, in Sardegna...


venerdì 16 novembre 2018

Case antiche della Sardegna.


Spesso le case antiche della Gallura erano seminterrate, un metro o più. Si scendeva con dei gradini, ed erano senza finestre."
(F. de Rosa, Uso dei nuraghi. Sardegna digitale).

In Gallura sono molto diffusi gli stazzi : abitazioni del pastore-contadino e della sua famiglia. Sono monofamiliari e sparsi nel territorio (come i Nuraghi).
Insieme ad altri stazzi adiacenti formavano la “cussogghia”, un’entità geografica e sociale unita da vincoli molto forti di amicizia e collaborazione.
Simile al “villaggio diffuso”.
Spesso lo stazzo è monocellulare (una sola stanza), con al centro un grande focolare.
Gli stazzi, erano abitati dai pastori e dalle loro famiglie.

"Le case in Gallura erano orientate a Sud÷Est : la porta era sempre da quel lato, anche quando i terreni da coltivare erano sul lato opposto."
(F. de Rosa)

Spesso le case venivano costruite in collina, per motivi di salubrità dell'aria. Ma lassù soffiava un vento forte e freddo : allora si costruivano alti muri che proteggevano i cortili e gli spazi più frequentati.
Ci sono molti esempi, anche in altre zone (Sa Fraigada, Ozieri).
Come avevano sempre fatto i Nuragici e i Prenuragici.
Spesso, e fino quasi ai nostri giorni, il termine “fuoco” ha lungamente designato ogni singolo nucleo familiare.


lunedì 5 novembre 2018

Il villaggio diffuso.


Come avevo accennato tempo fa, per costruire un Nuraghe era necessario il contributo di molti uomini, forti e robusti.
Chi ha studiato la diffusione territoriale dei Nuraghi afferma che queste torri millenarie sono distribuite “a macchia di leopardo”. Nel senso che ci sono gruppi più o meno numerosi di nuraghi (30÷50), separati fra loro da uno spazio disabitato.
Se, come probabile, ogni nuraghe monotorre era abitato da un nucleo familiare con al massimo una decina di persone, si veniva a formare un “villaggio diffuso” che comprendeva tutto il territorio intorno ai nuraghi suddetti.
In questo territorio gravitava una popolazione di 300÷500 persone, o appena più numerosa se ci fossero stati parecchi nuraghi complessi con villaggi.
C’erano anche alcune Tombe di Giganti e una o due zone di culto e/o mercato.
Era un sistema indipendente, che necessitava di scambi minimi con l’esterno (forse, metalli), ma sicuramente attivo e vivace negli scambi interni.
I villaggi erano quasi del tutto inesistenti (sono stati costruiti dopo), e/o abitati da pochissime persone.

L’insieme dei Nuraghi di una certa zona e dei suoi abitanti, costituiva il cosiddetto “villaggio diffuso”.

Si conoscevano tutti ; molti di loro erano amici o parenti ; tutti si aiutavano a vicenda, in caso di necessità.
Esisteva solidarietà e buon vicinato. Leggi non scritte, ma rispettate da tutti.
Sicuramente c’erano frequenti occasioni, spesso legate al riposo o alle stagioni, durante le quali festeggiavano tutti insieme.
Il villaggio diffuso è rimasto, in modo molto simile e fino a tempi recenti, in molte zone della Gallura.


domenica 21 ottobre 2018

Muraglie e Nuraghi.



Le caratteristiche per l’ubicazione degli insediamenti di M. Claro nel Nord Sardegna (le Muraglie megalitiche), sono le stesse dei siti nuragici.
Credo, quindi, che essi rappresentino l’anello di congiunzione tra le Domus e i Nuraghi.
Stanno a significare la ricerca di una condizione più "umana" e più libera dai condizionamenti delle Domus.
Verso la libertà di costruirsi la dimora dove si preferisce e dove le condizioni di vita sono più soddisfacenti.
"E quindi uscimmo a riveder le stelle". Come dice Dante. (Ultimo Canto dell'Inferno)

Queste alcune caratteristiche comuni delle Muraglie e dei Nuraghi :
1. Sono posti in alto : funzione “Torre”.
2. Servono per la difesa dal freddo.
3. Servono per la difesa dal fuoco.
4. Vicinanza a fiumi o sorgenti.
5. Recinto-Torre di M. Baranta + Sa Fraigata di Bortigiadas : rifugio per la notte. Lo spessore delle mura è simile a quello dei Nuraghi : isolano dal freddo e mantengono la temperatura costante. 

Il corridoio d’ingresso al Recinto-Torre di Monte Baranta, lato Ovest, sembra fosse stato chiuso “in antico”, sul lato esterno (Moravetti – Il complesso prenuragico di Monte Baranta) : ne risulterebbe un ampio vano, coperto con lastroni, interno all’enorme spessore murario. 

Caldo, asciutto e confortevole : il primo passo verso i successivi “nuraghi a corridoio”.
Le Muraglie finora conosciute pare siano una cinquantina, quasi tutte nel N-W dell’Isola.
A dimostrazione che la civiltà pre-nuragica si era già diffusa su vaste aree, in modo simile a quella successiva, più famosa.
Ma se le Muraglie sono durate poco e non si sono diffuse come i Nuraghi, è stato perché le loro caratteristiche non erano soddisfacenti.

Monte Baranta. L'angolo Sud-Est.


1. Sulla cima di un colle, l’angolo S-E è quello più riparato dal vento freddo di Maestrale.
Infatti, il vento risale la collina e si solleva. Sul pianoro di sommità esiste un angolo riparato e caldo, ed è proprio quello a S-E.
Tutto il pianoro, inoltre, viene ulteriormente riparato dalla Muraglia.
L’ho scoperto con gli anni e con l’esperienza, perché abito sulla sommità di una collina, da quasi quarant’anni. Ho la casa e la campagna, proprio nell’angolo S-E.
D’inverno, quando mi trovo sul prato intorno alla casa, il vento di Maestrale soffia molto al di sopra, e più in alto, di molti metri.
E i verdi germogli primaverili dei miei alberi da frutto, non vengono mai danneggiati dal freddo.
Grande fu la mia meraviglia quando, molto tempo fa, visitai la campagna di un vicino, assai più in basso della mia, ma sul crinale esposto a Nord : la temperatura percepita (Guido Caroselli – Tempo, vita e salute. Garzanti, 2002) era molto più fredda e il vento gelido penetrava fin nelle ossa. Ma soprattutto, i suoi alberelli perdevano le giovani foglie, e il vento bruciava le punte dei teneri virgulti.
Si stava bene, soltanto, riparati dietro al muro della casa, a Sud-Est.

2. L'angolo Sud-Est risulta quello più riparato, anche dal fuoco.
Infatti, quando il fuoco arriva da quella parte, viene bloccato dal dirupo, rallenta e spesso si spegne da solo. Questo succede soprattutto se la superficie dell'angolo Sud-Est viene tenuta libera dalla vegetazione (intorno al villaggio). Dal lato Nord-Ovest, c'è la protezione della Muraglia.
Molte delle Muraglie che ho visto sono nell'angolo Sud-Est.

I Nuragici  queste cose le conoscevano e sapevano metterle a frutto. 

mercoledì 10 ottobre 2018

Vita in preistoria.


Non si può interpretare un insediamento come Monte Baranta, senza chiedersi come vivessero i nostri antenati e quali fossero le loro necessità.

Si viveva e si lavorava all’aperto, sempre. Sia perché all’interno delle capanne era buio, sia perché non c’era spazio a sufficienza.
Si viveva senza luce artificiale, perciò tutto doveva essere fatto nelle ore diurne. Ma vivere fuori, nello spazio antistante le capanne del villaggio, era impossibile durante la stagione fredda. Il vento, che in Sardegna soffia molto spesso e in tutte le stagioni, rende difficile vivere e lavorare all’aperto, a volte, perfino durante l’estate. Sulla sommità della collina di Monte Baranta soffiava, d’inverno, un vento micidiale : era necessario, quindi, un doppio riparo : per il vento freddo e per la pioggia.
Una Muraglia, nel primo caso. Una tettoia, forse, nel secondo.

La Sardegna era, inoltre, coperta da boschi secolari, che non potevano essere tagliati, se non con il fuoco. (Questo perché non c’erano attrezzi adatti di metallo, ma solo di pietra e di legno).
E con il fuoco si ricavavano pascoli per le greggi.
Quindi il fuoco era, all’epoca, un potente alleato. Ma anche un pericoloso “nemico”, se talvolta sfuggiva al controllo degli uomini.
Durante le estati calde e siccitose (il clima era simile a quello odierno), il rischio di restare intrappolati tra le fiamme era, se non molto alto, sicuramente esiziale
Ecco allora, la necessità di un luogo alto (funzione Torre), da dove poter sorvegliare tutto il circondario, per dare l’allarme in tempo e mettere in salvo la popolazione e gli animali.
La superficie del terreno intorno al villaggio si teneva pulita dagli alberi di alto fusto e dalle erbacce (con il calpestio di transito e con il pascolo degli animali).
Ma quanto si poteva pulire ? Forse 20 metri, non di più.
Quando brucia un albero, il vento può lanciare le esche a oltre 100 metri di distanza !
Perciò, l’incendio non si poteva bloccare se non con un muro (Muraglie) o con le pareti piene e senza aperture di un Nuraghe.
La Muraglia, tenuta pulita esternamente (senza alberi), poteva servire egregiamente per arrestare il fuoco, proteggendo gli abitanti del villaggio.
Infatti, sia a Monte Baranta, che a Monte Ossoni (Castelsardo), l’esterno della Muraglia era parzialmente utilizzato, e l’assidua frequentazione era sufficiente per tenerlo privo di vegetazione.

Torna all'indice.

venerdì 5 ottobre 2018

Paesaggio nuragico.


La Sardegna ha una peculiarità unica in Italia : il 70÷80 per cento del suo territorio non è stato mai coltivato. Ciò per due motivi :
1. La scarsa densità della popolazione : un terzo rispetto al resto d’Italia.
2. La pastorizia.
Se da un lato la pastorizia non ha permesso lo sviluppo di una estesa copertura boschiva, dall’altro ha preservato il suolo sardo da interventi agricoli che avrebbero modificato l’assetto in profondità.
Ebbene, almeno l’ottanta per cento del territorio sardo conserva intatte nel sottosuolo tutte le tracce della preistoria : credo che ciò sia una caratteristica unica al mondo e che vada adeguatamente valorizzata.
La Sardegna è un museo diffuso nel territorio.

Nella Sardegna preistorica, gli alberi di alto fusto erano i protagonisti incontrastati di un mondo poco abitato.
Le foreste ricoprivano tutta la superficie dell’Isola, senza soluzione di continuità. Le scarse radure, frutto di qualche incendio appiccato dall’uomo, si trovavano intorno agli abitati o in qualche fondovalle coltivato.
Il resto era bosco secolare,  che dominava incontrastato e pervadeva tutto il territorio.
E al di sopra delle chiome degli alberi spuntavano qua e là, ben visibili, le maestose sommità dei Nuraghi.
Ma il bosco era una risorsa fondamentale, non solo per la legna da ardere : tutto era fatto di legno e pietra, fin quasi ai nostri giorni.
Il bosco è stato ed è vita, per l’uomo e per gli animali : legname, attrezzi, mobili e case, scale e soppalchi, letti e tavoli e sedili.
Tutto è di legno.
Alcune cortecce sono costituite da fibre lunghe, per intrecciare corde ; altre (sughero) per costruire arnie, recipienti, utensili, letti.
Le frasche verdi sono cibo per gli animali, nel periodo estivo.
La cenere si usa come concime e per fare il bucato (liscivia).
E poi, funghi, ghiande, olive, frutti selvatici di ogni tipo, ecc.
Miele dalle api selvatiche ( nei tronchi cavi ), o allevate nei bugni di sughero.

L’uomo ha sempre lottato per non morire di fame.
Chi non produceva ciò che gli serviva, soffriva la fame e spesso moriva d’inedia.
Oggi sembra tutto facile, ma soltanto fino a 50 anni fa non era così.

La Storia ci racconta di principi e condottieri, ma non della vita di ogni giorno.
Che era ciò che contava, per la maggior parte delle persone.

sabato 22 settembre 2018

Capanna con bacile.


La capanna rotonda con grande bacile centrale, presente in molti villaggi (S. Imbenia, Barumini, Sedda ‘e Carros, Ossi, ecc.), viene rappresentata, in molti libri, con cannelli di acqua che fuoriescono a getto dalla parete e finiscono nel bacile.
Questo non è possibile :
a) perché l’acqua non può fuori-uscire così, essendo senza pressione ( non c’erano ancora i tubi di plastica … )
b) l’acqua, che fuoriusciva dai doccioni di pietra infissi nel muro, cadeva a pochi centimetri dal muro stesso, sulle pietre del sedile.
Considerazioni :
1) il complesso (capanna con bacile e annessi) poteva costituire un … bagno pubblico, al servizio del villaggio.
Assai prima della venuta dei Romani.

2) Sul bancone circolare le persone si risciacquavano, sotto il doccione.

3) Nel bacile centrale poteva esserci molta brace, per riscaldare l’ambiente, oppure, più probabilmente, acqua calda “saponata”, per lavarsi (a volte c'è il buco di scarico...).

4) Qualche volta c'è un forno adiacente : non poteva servire anche per riscaldare l'ambiente ?

5) Quando nessuno faceva il bagno, la capanna con bacile poteva fungere da lavatoio pubblico e fontana del villaggio. I recipienti (anfore) si poggiavano sul sedile, per essere riempiti sotto il getto.

Se pensate che in moltissimi paesi italiani, l'acqua pubblica è arrivata negli anni '60, si comprende meglio il grado di civiltà raggiunto dai nuragici.

6) Di solito la capanna era servita da acqua corrente, proveniente da sorgenti vicine. (Con il pozzo non è possibile alimentare le cannelle con continuità).
Quindi, anche un piccolo acquedotto.
A dimostrazione che i Nuragici erano maestri nell'approvvigionamento idrico.

venerdì 3 agosto 2018

Cortile del Nuraghe S. Antinu.

Scrive Contu, nel libro “Il Nuraghe S. Antinu” :
...si entra nel cortile. Questo, che ha pianta vagamente trapezoidale
con lati curvilinei, è lungo m 19,25 ed è largo ad Ovest m
6,60 e ad Est m 7,05. Occupa pertanto un’area di circa mq. 95,59.”
Dice ancora Contu :
...si tratta del più grande cortile di nuraghi complessi che si conosca.
(Dopo, con i suoi 56,43 mq., viene il cortile del bastione quadrangolare
di Barumini).
Dato che le sue murature sono aggettanti in fuori di almeno 7°, l’a-
rea disegnata dalla sua parte alta terminale era molto minore di quella
riscontrabile al livello del suolo. A Barumini addirittura un fatto del
genere è così accentuato che certamente il cortile stesso finiva per
assumere le caratteristiche di un’area semicoperta che riceveva luce da una specie di grande lucernaio centrale.”

E Contu, quando scrive, non aveva ancora visto il Nuraghe Appiu, scavato nel 2013...

Aggiungo :
Altezza finestrone : 10,23 m. Altezza residua : 7.50 m
Volume cortile : oltre 700 mc.
Il volume delle pietre che sarebbero potute cadere nel cortile dalle strutture adiacenti poteva essere, al massimo, la metà. Circa, 300 mc.
Il cortile è stato trovato ingombro fino alla sommità e più : da dove venivano le pietre restanti ?
Molto probabilmente dal bastione aggettante che "copriva" quasi tutto il cortile.
In fondo, il disegno fatto dal Centurione (e anche dal La Marmora), mostra il cortile pieno di macerie : impossibile che siano originate tutte dal crollo della torre principale : che in parte sono state anche portate via (alla fontana di Torralba), e in parte sarebbero cadute in altre direzioni.
E la pendenza in aggetto del muro interno del bastione è un altro indizio a favore della copertura, in pietra, del cortile.
Ma è troppo ampio.
A questa obiezione hanno risposto i Nuragici, inventando magistralmente la curvatura del muro del bastione!

Firmitas, utilitas, venustas. (Vitruvio)
Stabilità, utilità, bellezza (che veniva all'ultimo posto).
Gli antichi non facevano mai qualcosa senza uno scopo ben preciso.
E quale utilità poteva avere l'ampliamento del muro esterno del bastione, con quell'enorme curva riempita di pietre ?
Dietro la fatica, ben più grande, per costruirla e alla riduzione di spazio del cortile (il muro interno avrebbe potuto benissimo seguire la curva esterna), che cosa si nascondeva ?

Era un contrafforte, robusto e massiccio, che poteva servire soltanto per controbilanciare il peso dell'aggetto, sopra il cortile.

Infatti, il muro del rifascio che racchiude il cortile di fronte all'ingresso della torre principale del S. Antine, è costruito con blocchi mastodontici aggettanti verso l'interno : perché?
Difficilmente può essere stato chiuso nella sua totalità, perché avrebbero avuto bisogno di troppa altezza per coprire la luce fino alla parete della torre. Ma una copertura parziale avrebbe permesso un maggior riparo dalle intemperie e una sufficiente illuminazione.
"Un indizio è un indizio; due indizi sono una coincidenza; tre indizi sono una prova." (Agatha Christie).
Qui, gli indizi sono addirittura quattro! E' vero che quando si parla del passato le prove sono difficili, ma sicuramente è molto elevata la probabilità che quanto detto sia verosimile.
1) Primo indizio, la muratura che aggetta.
2) Il cortile riempito di pietre crollate dalla copertura ne costituisce la prova ulteriore.
3) La convessità del profilo (bastione) sul lato meridionale sta ad indicare una forma che costituisce un “rinforzo” finalizzato alla possibile copertura in aggetto del cortile. Anzi, parrebbe l’unica spiegazione plausibile.
4) Quarto indizio : la finestra sul cortile. Il finestrone del primo piano, chiuso dal muro, non serviva più per la luce, ma poteva servire per uscire sul bastione : un ponticello di legno (o un soppalco) tra la terrazza del bastione e il finestrone stesso, avrebbe permesso una più agevole fruizione della camera del primo piano.
La luce e l'aria per la camera veniva dalla finestrella in fondo alla nicchia.
Perché la copertura del cortile poteva (e, forse, doveva) chiudersi all'altezza del finestrone del secondo piano. In tal modo la maggiore altezza garantiva lo spazio necessario per l'aggetto.
Come il cortile coperto del nuraghe Appiu.
Come i cortili di tutti gli altri Nuraghi...


domenica 29 luglio 2018

Cortile Nuraghe Appiu.


Situato nei pressi di Villanova Monteleone, si chiama così probabilmente perché nella zona cresceva il sedano selvatico (Apiu, apium graveolens), molto diffuso in tutta la Sardegna.
Il nuraghe Appiu è un nuraghe quadrilobato, circondato da un esteso villaggio, costruito successivamente nell'età del Ferro.


Questo Nuraghe è speciale, perché finora è l'unico in cui è stato ritrovato integro il cortile coperto.
Situato quasi nel punto più alto della sella, è dotato di una sorgente nelle vicinanze.
Dall'ingresso della stradina per il nuraghe, sulla provinciale Villanova-Montresta, si vede un panorama mozzafiato.
E' stato costruito con blocchi di trachite medio-grandi. Le torri laterali sono molto piccole.
Scavato solo parzialmente, necessita di ulteriori lavori.
La camera principale è ancora sepolta da oltre un metro di terra. Ci sono 3 nicchie, di cui una adatta per salire sul soppalco (non c'è l'architrave, ma termina con un raccordo ogivale).
Sembra, inoltre, che il Nuraghe abbia un altro ingresso sul lato rettilineo del bastione, a E/N-E.
La scala è di camera (rarissima nel Nord Sardegna) e fa presupporre la presenza di un soppalco (o, forse, addirittura due) : il primo, all'altezza della "nicchia" sopra l'architrave d'ingresso, dove si dormiva e da dove si poteva scorgere la luce del giorno con i finestrini allineati.
Il secondo soppalco, più in alto e molto piccolo, spiegherebbe la presenza del secondo finestrone di camera ; un utilizzo ulteriore dello scarso spazio interno.

Ma la caratteristica che rende straordinariamente unico il Nuraghe Appiu (ogni Nuraghe è unico !) è il cortile coperto. 

Infatti, lo spazio tra la torre principale e il rifascio risulta chiuso, ad eccezione di una piccola apertura, molto in alto, che doveva servire per la luce e per l'eventuale uscita del fumo. Perché nel cortile poteva essere acceso il fuoco, che serviva per cuocere gli alimenti, per illuminare le lunghe serate invernali, e anche per riscaldare l'ambiente. Inoltre, il fuoco era protetto e non c'era il rischio che potesse sfuggire al controllo degli abitanti.
Dal cortile si poteva accedere al "bastione" da un'apertura sopraelevata, forse tramite una scala di legno (o un soppalco).
Il finestrone del primo piano è stato costruito decentrato per agevolare, evidentemente, la realizzazione del cortile stesso e lo scarico del fumo.
Un cortile "coperto" avrebbe permesso una fruizione meno disagiata durante le intemperie e il freddo Maestrale.
Durante i mesi invernali, nel cortile, riparato dal vento e dalla pioggia, si poteva accendere il fuoco e vivere al caldo, come in una casa.

Molti altri Nuraghi complessi dovevano avere il cortile coperto.
O, forse, tutti.

Qualche volta la muratura del cortile dei nuraghi aggetta fortemente : è un indizio della chiusura superiore in pietra ? 

Il cortile del nuraghe Palmavera era quasi sicuramente coperto : la muratura, infatti, aggetta fortemente nella parte superiore. (foto sopra)
Inoltre, il cortile stesso è stato trovato ingombro di pietre. Da un lato si sono rinvenuti 30 centimetri di cenere : è la probabile conferma che nel cortile si accendeva il fuoco ?

Nuraghi che ho visitato, con il cortile presumibilmente coperto :
a) N. Appiu : sicuramente coperto.
b) Palmavera (Alghero), Alvu (Pozzomaggiore), S. Barbara (Macomer), Is Paras (Isili), Nuraddeo (Suni) : molto probabilmente coperti.
c) N. Mereu, Orgosolo. N. S. Antine, Torralba. N. Oes, Giave. N. Ruiu (Torralba), (da verificare). S. Barbara, Villanova Truschedu. Lugherras, Oristano, per dire solo quelli che ricordo : probabilmente tutti coperti.
d) Nuraghi Losa e Piscu : coperte zone secondarie.

Il nuraghe S. Barbara (Macomer), il nuraghe Alvu (Pozzomaggiore) e il nuraghe Nuraddeo (Suni) : hanno il finestrone decentrato, come il N. Appiu. Per permettere la copertura, anche più in alto, e per l'eventuale fuoriuscita del fumo (se nel cortile accendevano il fuoco).


giovedì 26 luglio 2018

Cortile nei Nuraghi.


Il cortile nei Nuraghi è uno spazio racchiuso, generalmente, tra la torre principale e la muratura esterna che collega le torri aggiunte.

La sua funzione è molto simile a quella del corridoio nelle case moderne : serve per collegare le varie torri dei nuraghi plurimi con la torre principale.
Ma le sue funzioni possono essere molte altre :
a) è uno spazio per vivere, riparato e raccolto ;
b) è adatto, spesso, per accendervi il fuoco ;
c) qualche volta c'è il pozzo per l'acqua ;

Qualcuno ha detto che il Nuraghe S. Antine riassume ed evidenzia al massimo livello, tutte le caratteristiche fondamentali dei nuraghi.
Anche per me è così.
L'ho visitato molte volte, sia per accompagnare gli amici, sia per cercare di comprendere la funzione dei Nuraghi.
Mi ha emozionato la prima volta, mi lascia meravigliato sempre.
Il cortile mi ha sempre affascinato : era il cuore pulsante dell'edificio, da cui si diramano tutti gli accessi; nel suo spazio si doveva soggiornare più a lungo.
Mi sono chiesto subito il perché dell'aggetto della mastodontica muraglia dell'ingresso : l'aggetto nei nuraghi è fatto sempre per coprire uno spazio.
Mi sono chiesto se, in origine, non fosse stato coperto...

Un cortile "coperto", infatti, avrebbe permesso una fruizione meno disagiata durante le intemperie e il freddo Maestrale, o in genere, nel periodo invernale.
Durante i mesi invernali, nel cortile, riparato dal vento e dalla pioggia, si poteva accendere il fuoco e vivere al caldo, come in una casa.

I cortili dei Nuraghi, secondo me, potevano essere tutti coperti.
Perché :
a) era necessario avere un luogo riparato dove poter accendere il fuoco, visto che dentro il Nuraghe non era possibile.
b) Il fuoco acceso illuminava di sera e riscaldava le mura di pietra. D'inverno, si dormiva in un ambiente più confortevole, mentre d'estate non si correva il rischio che una raffica di vento innescasse un pericoloso incendio.
c) Il cortile diventava il salotto del Nuraghe, dove vivere quando era freddo e piovoso e dove passare qualche ora con gli amici.
Mentre, quando il clima era favorevole, si viveva nello spazio esterno, davanti al Nuraghe.

sabato 23 giugno 2018

I Popoli del mare.


Venivano dal Medio Oriente. Ora c'è un'altra prova, probabilmente schiacciante.
E' stata, infatti, decifrata un'iscrizione incisa su una lastra di pietra dell'Età del Bronzo, ritrovata in Turchia.
Secondo la scritta, vari popoli dell'Anatolia, intorno al 1200 a.C., invasero l'Egitto e altri Regni orientali, contribuendo alla fine delle grandi Civiltà dell'Età del Bronzo.
Ora sembra, quindi, che l'identità dei misteriosi "popoli del mare" possa considerarsi definitivamente accertata.

L'articolo integrale è stato pubblicato qui.

sabato 12 luglio 2014

La rampa nei Nuraghi.

Durante la costruzione di un Nuraghe,  era necessario sollevare le pietre da terra fino all'altezza necessaria per metterle in opera.
Avevo scritto, qualche anno fa, che era sempre preferibile (oggi credo necessaria, nella maggior parte dei casi) una rampa di legno per il trasporto dei grossi blocchi di pietra e del materiale di riempimento.
Avevo escluso la rampa perpendicolare al Nuraghe, per ovvi motivi, ritenendo che non fosse convenientemente fattibile.
Le mie considerazioni erano scaturite dall'esame di tutte le proposte fatte fino ad allora, e avevo optato per la proposta di Giacobbe Manca, ritenendola più efficace, e modificandola appena per rendere la rampa più robusta e attuabile.

In questi anni ho visitato molti altri Nuraghi,  ponendomi sempre il problema del trasporto dei grossi blocchi di pietra.
Durante le mie escursioni ho voluto verificare, sui luoghi, la fattibilità della rampa di trasporto.
Nonostante il numero totale dei monumenti visitati sia sempre limitato, ho potuto osservare che la stragrande maggioranza dei Nuraghi non è stata eretta sulla cima dell’altura, ma quasi sempre a mezza costa, con la collina che si ergeva alle spalle.
Ciò, secondo me, per due motivi, principalmente :
1) perché così le pietre si trasportavano sempre in discesa, fino ai piedi del Nuraghe ;
2) in tal modo era fattibile, anche, una rampa di legno perpendicolare al Nuraghe e di una lunghezza non eccessiva.

Quasi tutti i Nuraghi che ho visto, sono così.
Esclusi quelli in pianura ; quelli posti sulla sommità di un colle (Riu Mulinu - Olbia, Su Casteddu -Sassari, Adoni - Villanova Tulo, Nolza - Meana Sardo, ecc.), sono tutti edificati con pietre medio-piccole o piccole.
A questo punto, in molti casi (se non in tutti), sarebbe stata più conveniente la rampa rettilinea,  perpendicolare al Nuraghe, ovviamente sul lato a monte.
Spesso, per i primi filari di conci, la pendenza sarebbe stata irrisoria e, qualche volta, addirittura in discesa !
Negli altri rari casi, restava più conveniente la rampa elicoidale.
Restano ferme tutte le altre considerazioni.

Rimane un solo dubbio (e questo dovrebbero chiarirlo gli archeologi, portando maggiori certezze) : se i Nuragici avessero, davvero, a disposizione attrezzi (almeno in bronzo) idonei a tagliare il legname.
Se è vero che, sulla base delle datazioni ufficiali, i Nuraghi più vecchi risalirebbero al Bronzo Medio, sarebbero state disponibili le accette di bronzo necessarie per la lavorazione del legname.
Legname indispensabile per la costruzione del Nuraghe.